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sabato, 25 settembre 2004
 La città di rovigno sullo sfondo di un tramonto di giugno (Istria 2004)
Dalla Bosnia alla Polonia un filo rosso sangue.
Bastera' dire mai piu'?
(Guidando una vecchia auto tedesca da Mostar a Varsavia attraverso ponti vecchi e nuovi, macerie e grattacieli, ombre e speranze di popoli marchiati dalla storia)
Varsavia 31 luglio 2004.
Dalla finestra davanti al tavolo dal quale scrivo vedo i grattacieli di cristallo fiammante che crescono nel centro della capitale della moderna Polonia ormai entrata nel consesso dell'Unione Europea. In mezzo, la torre di un monumentale edificio da realismo socialista che ormai e' diventato una multisala e non fa piu paura a nessuno. Giu' in basso poveri mercatini e tanti mendicanti sono attorniati da grandi magazzini e fast food e sono poche le trabant e le wartburg a due tempi che ancora circolano nel traffico spesso caotico fatto di auto moderne. La Skoda ormai e' tedesca. Il regime comunista reale sembra davvero scompardo. Ma oggi ricorre un anniversario che in molti non hanno voluto ricordare per 60 anni. Non l'insurrezione del ghetto ebraico, di cui, per fortuna, tutti hanno memoria, ma l'insurrezione di Varsavia, dei suoi cittadini, tanto disperati e inermi da trovare il coraggio di affrontare la wermacht. Il 31 luglio 1944. Duecentomila morti di cui ventimila ragazzini, caduti sotto l'ordine di Himmler che non voleva prigionieri prima di lasciare la citta', di fronte alla inesorabile avanzata dell'armata rossa che pero' rimase a guardare il massacro di la' dalla Vistola per motivi che, almeno ufficialmente, ancora non si conoscono. I piu' "malevoli" dicono che nemmeno ai comunisti sovietici andassero a genio i polacchi, specialmente i protagonisti dell'insurrezione eroica e disperata per disparita' di mezzi, contro i nazisti. Infatti molti di loro, una volta istallato il nuovo regime, finirono in carcere. Erano scomodi e antipatici perche' non amavano. Mosca. Probabilmente mostravano di non gradire il fatto di essere passati da un padrone ad un altro, e che padrone....
Naturalmente questa serie di scempi osceni ai danni di un intero popolo furono possibili grazie alla "indifferenza" delle potenze occidentali. (Oggi diremmo forse - meglio cosi'- visto i guai che portano gli "interventi di polizia" occidentali, ma allora si dovrebbe lasciare ogni dittatore libero di massacrarea piacimento?)
Da giorni Varsavia pullula di boy scout polacchi, in uniformi d'epoca, che ricordano e rievocano le gesta dei loro coetanei del '44 che si fecero uomini e affiancarono la resistenza anti nazista. Sono tante le manifestazioni in corso in una citta' imbandierata percorsa da drappelli di guardie abbigliate con abiti d'epoca, da veterani con le loro vere uniformi e le loro medaglie conquistate sul campo e da un enorme spiegamento di forze di polizia e di agenti di societa' di "security" private, i quali dall'aspetto, rassicurano ben poco a dire il vero.
Per questo primo agosto 2004, infatti, arrivano per la prima vera celebrazione di una insurrezione tenuta fino a oggi nei cassetti della "politica" mondiale Il Segretario di Stato USA Colin Powell, in piena attivita' bellica, visto che arriva da Bagdad, e, per la prima volta da quando ,oltre trent'anni fa Willy Brandt si inginocchio' nel ghetto ebreo di Varsavia, un cancelliere tedesco,Gerard Schroeder, torna qui per chiedere perdono .
In rappresentanza della Russia e' stato invitato solo l'ambasciatore di mosca in Polonia e questo deve pur significare qualcosa.
Viene da pensare che i polacchi siano sempre stati un popolo poco amato da est a ovest da nord a sud. La Polonia non sara' per caso stata troppo "li' in mezzo" a ostacolare le manie dei dittatori sanguinari dei secoli scorsi?
Chi scrive ha esperienza di balcani e cosi' viene in mente che ci sono sempre popoli che hanno la disgrazia di trovarsi in mezzo a paesi governati da dittatori. I Bosniacchi, non volevano essere ne' cattolici, ne' ortodossi, ne' ultras islamici. Volevano la loro Bosnia laica e ora sono stati decimati e hanno reagito divenendo "il cuneo dell'islam in Europa". Il tutto reso possibile,in fin dei conti, come sempre, per la "pigrizia" delle potenze che controllano l'ONU.
Il parlamento polacco ha proclamato l'insurrezione di Varsavia come l'evento piu' importante della storia della Polonia moderna, due giorni fa. Nella stessa seduta ha chiesto alla Germania di facilitare una ricostruzione degli eventi del 44 in modo da individuare responsabilita' e vicende che chiariscano come fu possibile un massacro immane e la distruzione totale di tutti gli edifici di Varsavia.
I rancori si sono assopiti anche se in germania "polacco" significa sfaticato, per usare un termine soffice, e in Polonia, tedesco, significa ancora prepotente. Ma dopo la celebrazione del martirio dovranno accadere ancora altri eventi e si dovranno svelare altri tabu' prima che la seconda guerra mondiale e le atrocita' di Hitler e Stalin vengano archiviate per sempre.
Si pensi che esiste anche un contenzioso da parte dei duecentomila tedeschi fuggiti dalla Polonia che vorrebbero un risarcimento per i beni confiscati nel dopoguerra. A questo proposito Schroeder e' comunque stato chiaro, nessuna richiesta del genere arrivera' da Berlino.
Arrivando da Mostar, via Croazia, Slovenia, Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca, ne abbiamo incontrati di popoli e minoranze che raccontano di ingiustizie, di repressioni, di guerre e di fughe su e giu' per fiumi, pianure e alture. Viene da pensare che in mezzo e Ucraina, Slovacchia, Boemia, e via dicendo, siano pochi a poter dire di essere originari dei luoghi dove vivono. Le frontiere sembrano grottesche rappresentazioni di divisioni impossibili, fino a quella tra Repubblica Ceca e Slovacchia, creata senza nemmeno chiedere l'opinione dei cittadini cecoslovacchi, circa 12 anni fa e gia' evanescente, tra due paesi ambedue parte della UE, destinati a breve a una moneta comune. Una frontiera durata poco piu' di dieci anni.
Dividere i popoli in base alla politica, creare frontiere, ignorare poi i segnali di sofferenza dalle minoranze, porta inevitabilmente al rischio catastrofe.
"......e non dite "allargamento dell'Europa" parlando di paesi che sono sempre stati europei", ci ha ammonito Predrag Matvejevic, parlando a Mostar a un convegno organizzato per avversare l'idea, mostruosa, gia' in atto, di privatizzare l' acqua potabile nel mondo. Matvejevic, saggio e storico serbo croato di Mostar, che ama tanto paesi slavi e latini da sognare un ponte sull'Adriatico, dopo aver rivisto il ponte di mostar ricostruito.
Uniati, Russini, Ungheresi di Slovacchia, tedeschi di Polonia, e poi decine di migliaia di emigrati, profughi, malati che arrivano dalla Cecenia, dalla Georgia, dalle aree di crisi. All'ospedale di Graz, in Austria, per curare un Ceceno vittima delle truppe di Mosca o della guerriglia, magari si deve passare da un paio di altre lingue in mancanza di improbabili interpreti in tedesco.
Salendo dalla Bosnia alla Polonia abbiamo infine trovato il vero capolinea della Storia europea, il limite raccapricciante raggiunto nel continente e
che altrove si sta comunque da tempo superando, Ruanda e Sudan per fare due esempi. Ma la scientifica pianificazione della tortura e della morte, praticate alla massima potenza, la metodica e pedissequa ripetizione in serie della sottrazione della vita da un corpo umano , ha il suo capolinea finale a Auschwitz, che una recente pubblicazione, ben visibile dagli scaffali delle librerie polacche, definisce, LA RESIDENZA DELL'INFERNO.
E a uno di quegli scaffali, a Cracovia, ho visto un uomo accovacciato, poteva avere 40 anni, abiti lisi e polverosi, poteva essere un muratore in abiti da lavoro, forse non poteva permettersi di acquistarlo quel libro su Auschwitz, ma singhiozzava, quell'uomo, sfogliando quelle foto che raccontano la residenza dell'Inferno. Raccontano quanto puo' essere mostruosa la mente umana. Singhiozzava, dopo 60 anni.
Allora mi sono chiesto, pensando alle lacrime dei miei amici bosniaci, alle macerie balcaniche, se davvero bastera' dire MAI PIU' per non ripetere ancora scempi come questi....e non mi sono dato alcuna risposta. Ho avuto pero' un pensiero chiaro, che ho collegato come non lo so, a auschwitz: chi costruisce sistemi di morte oppure muri, siano luoghi di tortura o confini prigione, si candida a un destino infausto. La fine del nazismo e il crollo del muro di Berlino, la fine di Saddam e di Milosevic, dopo quelle di Honecker e Ceauscescu dovrebbero insegnari qualcosa ai moderni ingegneri della chirurgia etnica. Speriamo.
Rimane la voglia di raccontare ancora, quanto prima, di altra gente, altre storie, per aiutare per quanto possibile, da eterno ignorante, incompetente, ingenuo scribacchino, a ricordare, a capire.
claudio gherardini -2004
(Questo viaggio a est e quanto ne rimarra' nella nostra e vostra memoria, e' stato possibile grazie a Elisa Dandria, Riccardo Michelucci, Marco Quinti. Per le dirette radiofoniche avvenute tra il 21 e il 30 luglio, direzione e coordinamento di Raffaele Palumbo e Domenico Guarino - copyleft Claudio Gherardini - CONTRORADIO 2004- www.controradio.it - contatto email: gherardini@controradio.it - ICQ 74274967)
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